UN TOUR GALATTICO
Ora è fin troppo facile spendere belle parole e complimenti per Damiano Cunego, autore di un Tour superlativo. Molte persone, che ora sono in prima linea ad esaltare Cunego, dovrebbero ricordarsi che fino a poche settimane fa lo consideravano un mezzo corridore, non adatto alle corse a tappe. Purtroppo l’Italia funziona così e tanti amano saltare sul carro del vincitore senza farsi scrupoli.Ma proprio in queste occasioni noi veri tifosi,
che abbiamo sempre creduto in lui, ci sentiamo inorgogliti per le sue splendide imprese.Questo Tour de France doveva essere un’edizione sottotono in quanto, prima del via, erano stati estromessi alcuni big, coinvolti in un’inchiesta spagnola antidoping. Sicuramente non c’è stato un leader incontrastato e una squadra capace di mantenere unita la corsa, ma le vere emozioni non sono mancate. Floyd Landis non sarà un fenomeno, ma la sua impresa epica a Morzine, che gli ha permesso di conquistare il Tour de France 2006, rimarrà indelebile nella storia del ciclismo.
Anche Damiano Cunego entrerà nella storia del ciclismo, anzi è già entrato. A 24 anni, nella stessa stagione, è stato capace di arrivare 4° al Giro d’Italia e 12° al Tour, pur non essendo partito con ambizioni di classifica.
Molti hanno criticato la sua scelta di disputare
un Tour con lo scopo di fare esperienza.
Ma alla fine ha avuto ragione lui e ne è uscito veramente arricchito sotto ogni
punto di vista. Per questo bisogna complimentarsi anche con tutto lo staff Lampre-Fondital,
passando da Saronni e Martinelli fino ad arrivare a tutti i suoi compagni, che hanno sempre avuto estrema
fiducia nel loro capitano.Il primo Tour di Damiano non inizia nel migliore dei modi: una lunghissima cronometro pianeggiante e le tappe pirenaiche sono leggermente indigeste e, così, dopo due settimane, la sua presenza è poco più che anonima.
E allora ecco che fioccano le critiche: che esperienza è quella? A che cosa serve fare un Tour così? Cunego viene gestito male? Ma Damiano ha le risposte per tutti: dopo aver ripetuto per l’ennesima volta di non essere andato in Francia per curare classifica, è passato ai fatti.
Arrivano le Alpi. Cunego è protagonista. All’Alpe d’Huez sfiora l’impresa. Dopo 130 km di fuga, sulla salita dei campioni stacca tutti i contrattaccanti, eccetto Frank Schlek che, con uno scatto bruciante a 2 km dal traguardo, scavalca il veronese. Peccato.
Un’altra bellissima azione è quella che Cunego fa sullo Joux Plane, nella tappa dominata da Landis. Non si limita a tenere le ruote dei migliori, ma prova a scattare, scollinando quarto in assoluto. Quello
che vediamo è il miglior Cunego di sempre.
Coraggio, forza, scatti, grinta, cuore, classe, talento, emozioni. Grandi emozioni. Enormi emozioni.
Questo è Damiano Cunego.Intanto, quasi senza accorgersene, Cunego rientra in lizza per il successo della maglia bianca, riconoscimento al miglior giovane del Tour de France. Dopo la tappa di Morzine, Cunego è addirittura il leader di questa classifica, ma tutti lo danno per spacciato in quanto il suo diretto rivale, il tedesco Fothen, deve recuperare soltanto 5” di svantaggio nella cronometro a quest’ultimo favorevole.
Ma a volte capita quello che meno ti aspetti. Anche se dai campioni ci si può aspettare di tutto. Penultima tappa del Tour; ultima cronometro; più di 50 km da solo contro il tempo. Il solito calvario per Damiano. No, no. Questa è un’altra storia. Damiano ha carattere e dà tutto nelle cose in cui crede. Disputa la sua miglior crono di sempre, giungendo decimo nella classifica di giornata. Non solo non perde nei confronti dello specialista Fothen ma addirittura guadagna 30”. Che bello vederlo pedalare con quella cattiveria: un’altra emozione grandissima!
La maglia bianca è sua. Man in white, per dirla all’americana. Per noi rimarrà sempre il Piccolo Principe, anche se sul podio a Parigi è diventato Galattico!
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