L'INTERVISTA: MARCO FERTONANI
Anno nuovo, vita nuova. Proverbio antico, spesso abusato, ma che fa proprio al caso di Marco Fertonani, ciclista professionista partito da Genova, con le gran fondo, e arrivato a correre in pianta stabile nelle gare del circuito Pro Tour. Che per chi non lo sapesse, è un po’ come una Champions League a due ruote.Per la verità, Marco è già sulla breccia da qualche anno, ma la nuova stagione ha segnato una svolta nella sua carriera: “L’anno scorso, alla Domina Vacanze, ero partito bene, e l’ottimo piazzamento al Giro
di Romandia mi aveva fatto sperare in un Giro d’Italia
in prima linea, ma poi le cose non erano andate per il verso giusto”,
ricorda Marco, accasatosi nell’inverno alla Caisse d’Epargne-Isole Baleari,
lo stesso team spagnolo per il quale corse, negli anni Novanta, nientemeno che Miguel Indurain.
A frenare Fertonani proprio sul più bello, però,
ci si mise la mononucleosi.Quest’anno, invece, ad una buona forma si è affiancato il perfetto inserimento nella nuova squadra: “Ho legato in particolare con Pablo Lastras e Joaquin Rodriguez, e poi correre al fianco di un corridore come Valverde, uno capace di vincere qualsiasi corsa, è un grandissimo stimolo”. Stimoli, che si sono tradotti in un’eccellente avvio di stagione. Tanto che già a marzo, è arrivata la vittoria, e che vittoria: tappa regina nella Vuelta Castilla y Leon, “una corsa di primo piano, con una concorrenza di ottimo livello; considerando l’amore che ho sempre avuto per l’ambiente e le corse spagnole, e la mia condizione, credo che questo sia il periodo migliore della mia carriera”.
Gli ingredienti per un Giro da protagonista, dunque, ci sono tutti: “oltretutto, i direttori sportivi Etchavarri e Unzue mi hanno messo a disposizione l’intera squadra, con l’obiettivo di curare la classifica”. Nell’attesa, Marco rifinirà la preparazione in Spagna, in altura: “E dopo la corsa rosa, in cui comunque sarei contento anche vincendo una tappa, punterò anche al Giro di Svizzera e, quest’estate, al Giro di Germania”. In mezzo, ci sarebbe anche il Tour, “dove però il capitano sarà Valverde, e probabilmente lascerò il posto a qualche compagno più adatto a proteggerlo nelle prime tappe di pianura”. Anche perché poi, a fine stagione, ci sarebbe un ultimo sogno, in cui è lecito sperare. E quel sogno, già sfiorato nel 2004, sono i Mondiali di Salisburgo: “Certo, in Italia le gente forte non manca, ma il percorso vallonato si addice alle mie caratteristiche, e sognare non costa niente”.
Marco Gaviglio

