GIRO DELL'APPENNINO

La 67° edizione dell’Appennino, rispetto alle precedenti, è stata contrassegnata da una partecipazione qualitativamente inferiore. Nessuna colpa degli organizzatori, anzi, l’U.S. Pontedecimo ha fatto come al solito un gran lavoro, e poi da queste parti si lavora per celebrare al meglio il centenario del 2007, con una tappa del Giro che dovrebbe arrivare in cima alla Guardia, e magari anche l’organizzazione dei Campionati Italiani.
Ma la concomitanza con la Liegi-Bastogne-Liegi, una classica monumento, ha causato una vera e propria fuga di campioni. All’ultimo momento, poi, ha dato forfait anche Damiano Cunego, che a Pontedecimo vinse nel 2004, e che ha preferito proprio la classica belga. Certo, al via c’era comunque gente di tutto rispetto, dal venezuelano Rujano, terzo al Giro ’05, al campione italiano Gasparotto, passando per Mazzanti, Sella, Bruseghin, Nocentini e Niemec, senza dimenticare Claudio Masnata, cresciuto nell’U.S. Pontedecimo e all’esordio da professionista. Ma per una corsa del fascino e della storia dell’Appennino, una corsa che in passato è stata vinta dai Coppi, dai Bugno, dai Pantani e dai Tonkov, è davvero troppo poco.
Urge dunque trovare una nuova collocazione nel sempre più ingombro calendario internazionale, cosa che fra l’altro hanno ben presente gli stessi organizzatori.
Per la cronaca, l’edizione 2006, che prevedeva il ritorno a Pontedecimo dopo che l’anno scorso si era arrivati a Novi Ligure, davanti al Museo del Ciclismo, è stata vinta da Rinaldo Nocentini, che ha preceduto Luca Mazzanti e Eddy Ratti.

Marco Gaviglio

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